Una foglia che si stacca dal ramo in autunno è solo una foglia che cade adagiandosi ai piedi di un albero? O racconta qualcosa di più?
Da giorni si affaccia timidamente nei miei pensieri l’immagine di una foglia bellissima, con le nervature ormai troppo evidenti e le lamine incise di chi ha vissuto stagioni intense. Non saprei dire da dove emerge questa immagine, se spinta dall’odore umido della nebbia della pianura, dal profumo secco delle mattine di inverno o tramite colori ed emozioni di ricordi lontani. Penso a questa foglia ingiallita dal tempo, per stagioni intere danzante con venti provenienti da direzioni diverse, differenti anche nel nome. Danze talvolta sfumate e altre volte rabbiose, sempre solidamente aggrappata al ramo della pianta alla quale ha dedicato tutto il proprio ciclo vitale. D’altronde è proprio così, la foglia prende vita, cresce ed esiste per dedicarsi alla pianta in un amore indissolubile, reciproco e assoluto. Non esistono altre strade, non esistono alternative... fino all’ultima danza.
E così non vedo solo una foglia che cade. Mi affascina pensare alla sua ultima danza d’amore, quando nulla è più possibile. Si lascia andare nel vuoto, per la prima volta in un dondolio cullato da quel vento presente solo per lei, in un movimento nostalgico di chi saluta e accoglie, una malinconia dolce fatta di giravolte supreme, accelerazioni e improvvisi rallentamenti quasi a voler assaporare questa ennesima espressione di sé stessa, mentre quel ramo si allontana a poco a poco senza rimpianti, fino a un ultimo inchino di gratitudine ai piedi di quella pianta in un reciproco saluto.
Rifletto su quanto possiamo imparare da quella foglia che vediamo rinsecchita ai piedi di un albero, che fugacemente raccogliamo da terra in cambio del sorriso gentile di un figlio, di un nipote o di un nonno. Possiamo imparare a danzare con coraggio nel vento, dedicarci a chi vogliamo bene con autenticità, a mostrare gentilezza verso chi ci è di fronte, a vivere con fiducia affinchè anche l’ultima danza rappresenti per noi la più intima espressione di noi stessi, in una vita vissuta con radici forti e solide, che possa essere seme per nuove piante e nuove danze.
Da giorni si affaccia timidamente nei miei pensieri l’immagine di una foglia bellissima, con le nervature ormai troppo evidenti e le lamine incise di chi ha vissuto stagioni intense. Non saprei dire da dove emerge questa immagine, se spinta dall’odore umido della nebbia della pianura, dal profumo secco delle mattine di inverno o tramite colori ed emozioni di ricordi lontani. Penso a questa foglia ingiallita dal tempo, per stagioni intere danzante con venti provenienti da direzioni diverse, differenti anche nel nome. Danze talvolta sfumate e altre volte rabbiose, sempre solidamente aggrappata al ramo della pianta alla quale ha dedicato tutto il proprio ciclo vitale. D’altronde è proprio così, la foglia prende vita, cresce ed esiste per dedicarsi alla pianta in un amore indissolubile, reciproco e assoluto. Non esistono altre strade, non esistono alternative... fino all’ultima danza.
E così non vedo solo una foglia che cade. Mi affascina pensare alla sua ultima danza d’amore, quando nulla è più possibile. Si lascia andare nel vuoto, per la prima volta in un dondolio cullato da quel vento presente solo per lei, in un movimento nostalgico di chi saluta e accoglie, una malinconia dolce fatta di giravolte supreme, accelerazioni e improvvisi rallentamenti quasi a voler assaporare questa ennesima espressione di sé stessa, mentre quel ramo si allontana a poco a poco senza rimpianti, fino a un ultimo inchino di gratitudine ai piedi di quella pianta in un reciproco saluto.
Rifletto su quanto possiamo imparare da quella foglia che vediamo rinsecchita ai piedi di un albero, che fugacemente raccogliamo da terra in cambio del sorriso gentile di un figlio, di un nipote o di un nonno. Possiamo imparare a danzare con coraggio nel vento, dedicarci a chi vogliamo bene con autenticità, a mostrare gentilezza verso chi ci è di fronte, a vivere con fiducia affinchè anche l’ultima danza rappresenti per noi la più intima espressione di noi stessi, in una vita vissuta con radici forti e solide, che possa essere seme per nuove piante e nuove danze.