Quest’anno ho avuto la fortuna di affiancare una ragazza del liceo musicale con ipoacusia come assistente alla comunicazione.
Non si è trattato solo di tradurre parole o facilitare la comprensione: è stato un percorso di fiducia, motivazione e piccole conquiste quotidiane.
Due obiettivi principali
Abbiamo lavorato su due fronti:
Gli strumenti di coaching che ho usato
Ascolto attivo ed empatia
Per costruire una relazione autentica basata sulla fiducia.
Ho imparato a rispettare i suoi tempi, senza forzare: dopo le prime pressioni iniziali ho capito che ogni spinta eccessiva la faceva bloccare e tornare indietro. Condividere questa osservazione con l’insegnante di sostegno è stato fondamentale per trovare insieme un approccio più delicato e sostenibile.
Spazio sicuro e non giudicante
Ho creato uno spazio dove potesse sentirsi libera di provare e sbagliare senza il timore di essere giudicata e di avere una valutazione costante.
Un esempio: durante la lettura in inglese, evitavo di interromperla o correggerla. La correzione arrivava solo quando lei lo richiedeva. In questo modo non interrompevo la sua motivazione.
Modello positivo e condivisione
Ho scelto di condividere parti di me: le ho raccontato di quando ero timida e di come sono cambiata a piccoli passi. Questo le ha fatto capire che non era sola, e che anche la timidezza si può trasformare.
Sviluppo dell’autonomia
L’ho incoraggiata a prendere decisioni, anche a costo di sbagliare: era lei a scegliere cosa studiare e a parlare con i professori su quando e su cosa farsi interrogare.
Alla fine dell’anno, con mia enorme soddisfazione, ha iniziato anche a realizzare schemi personali in completa autonomia. Questo è stato un traguardo significativo, considerando che, da quando l'avevo conosciuta, ero sempre stata io a prepararle gli schemi.
Rinforzo positivo e feedback costruttivo
Ho cercato di valorizzare i dettagli, cosa aveva fatto bene: non solo “brava”, ma "Mi piace come hai scelto queste immagini che esprimono bene il concetto", o "Hai fatto un ottimo lavoro nel sintetizzare le informazioni, anche in inglese!".
Focus sui punti di forza
L’aspetto più potente: partire da ciò che le piaceva fare.
Scoprire che le piaceva usare Canva per creare loghi e presentazioni è stato il gancio perfetto per motivarla.
Abbiamo creato insieme un diario visivo: per vari temi, lei cercava informazioni (anche tramite video), selezionava immagini, curava l’impaginazione e scriveva un riassunto con parole chiave, anche in inglese.
Così la scrittura diventava un mezzo per realizzare qualcosa di bello e concreto.
Il risultato
Ogni pagina completata era una prova tangibile di ciò che poteva fare, nonostante le sue difficoltà.
Vedere crescere la sua sicurezza, la sua autonomia e il suo desiderio di mettersi in gioco è stata per me la conferma più grande: credere nelle persone è già un atto di coaching.
Non si è trattato solo di tradurre parole o facilitare la comprensione: è stato un percorso di fiducia, motivazione e piccole conquiste quotidiane.
Due obiettivi principali
Abbiamo lavorato su due fronti:
- Autostima e timidezza, perché credeva poco in sé stessa e faticava a esporsi davanti agli altri.
- Difficoltà nelle materie linguistiche, in particolare inglese e italiano, materie in cui si sentiva meno capace, anche a causa della sua ipoacusia che rende più complessa la comprensione e l’acquisizione del linguaggio scritto e orale.
Gli strumenti di coaching che ho usato
Ascolto attivo ed empatia
Per costruire una relazione autentica basata sulla fiducia.
Ho imparato a rispettare i suoi tempi, senza forzare: dopo le prime pressioni iniziali ho capito che ogni spinta eccessiva la faceva bloccare e tornare indietro. Condividere questa osservazione con l’insegnante di sostegno è stato fondamentale per trovare insieme un approccio più delicato e sostenibile.
Spazio sicuro e non giudicante
Ho creato uno spazio dove potesse sentirsi libera di provare e sbagliare senza il timore di essere giudicata e di avere una valutazione costante.
Un esempio: durante la lettura in inglese, evitavo di interromperla o correggerla. La correzione arrivava solo quando lei lo richiedeva. In questo modo non interrompevo la sua motivazione.
Modello positivo e condivisione
Ho scelto di condividere parti di me: le ho raccontato di quando ero timida e di come sono cambiata a piccoli passi. Questo le ha fatto capire che non era sola, e che anche la timidezza si può trasformare.
Sviluppo dell’autonomia
L’ho incoraggiata a prendere decisioni, anche a costo di sbagliare: era lei a scegliere cosa studiare e a parlare con i professori su quando e su cosa farsi interrogare.
Alla fine dell’anno, con mia enorme soddisfazione, ha iniziato anche a realizzare schemi personali in completa autonomia. Questo è stato un traguardo significativo, considerando che, da quando l'avevo conosciuta, ero sempre stata io a prepararle gli schemi.
Rinforzo positivo e feedback costruttivo
Ho cercato di valorizzare i dettagli, cosa aveva fatto bene: non solo “brava”, ma "Mi piace come hai scelto queste immagini che esprimono bene il concetto", o "Hai fatto un ottimo lavoro nel sintetizzare le informazioni, anche in inglese!".
Focus sui punti di forza
L’aspetto più potente: partire da ciò che le piaceva fare.
Scoprire che le piaceva usare Canva per creare loghi e presentazioni è stato il gancio perfetto per motivarla.
Abbiamo creato insieme un diario visivo: per vari temi, lei cercava informazioni (anche tramite video), selezionava immagini, curava l’impaginazione e scriveva un riassunto con parole chiave, anche in inglese.
Così la scrittura diventava un mezzo per realizzare qualcosa di bello e concreto.
Il risultato
Ogni pagina completata era una prova tangibile di ciò che poteva fare, nonostante le sue difficoltà.
Vedere crescere la sua sicurezza, la sua autonomia e il suo desiderio di mettersi in gioco è stata per me la conferma più grande: credere nelle persone è già un atto di coaching.