Stabilire i confini è un atto di amore e rispetto verso sé stessi, ma non si possono stabilire i limiti se prima non si conoscono i propri bisogni.
È importante saper ascoltare il proprio corpo e le proprie emozioni. Quando una determinata situazione genera tensione o irrequietezza significa che un confine invisibile è stato superato.
Il contesto familiare è certamente il terreno più difficile in cui tracciare dei confini. Questi legami portano con sé una stratificazione di aspettative, ruoli antichi e dinamiche infantili che tendono a perpetuarsi nel tempo. Spesso, all’interno del nucleo familiare, il tentativo di stabilire un confine viene percepito come un rifiuto o peggio un tradimento dell’amore familiare.
Molte volte le persone faticano a farlo per paura di un rifiuto e del senso di colpa.
Il primo passo consiste nel riconoscere e disinnescare il senso di colpa: peso al petto, ansia costante, un dialogo interiore negativo (Avrei dovuto…è colpa mia) ti fa sentire di non ave soddisfatto le aspettative altrui.
Se analizziamo i fatti con il giusto distacco possiamo chiederci: “Ho davvero fatto qualcosa di male o sto solo mettendo al primo posto i miei bisogni”? Trasforma la colpa che giudica chi sei in responsabilità che sceglie ciò che vuoi.
Il processo richiede tempo e una costante pratica, inizialmente le altre persone potrebbero reagire con disorientamento o resistenza di fronte ai nuovi limiti ma l’obiettivo è quello di creare un equilibrio relazionale più sano.
Un “NO” detto agli altri è spesso un “SI” detto a sé stessi
È importante saper ascoltare il proprio corpo e le proprie emozioni. Quando una determinata situazione genera tensione o irrequietezza significa che un confine invisibile è stato superato.
Il contesto familiare è certamente il terreno più difficile in cui tracciare dei confini. Questi legami portano con sé una stratificazione di aspettative, ruoli antichi e dinamiche infantili che tendono a perpetuarsi nel tempo. Spesso, all’interno del nucleo familiare, il tentativo di stabilire un confine viene percepito come un rifiuto o peggio un tradimento dell’amore familiare.
Molte volte le persone faticano a farlo per paura di un rifiuto e del senso di colpa.
Il primo passo consiste nel riconoscere e disinnescare il senso di colpa: peso al petto, ansia costante, un dialogo interiore negativo (Avrei dovuto…è colpa mia) ti fa sentire di non ave soddisfatto le aspettative altrui.
Se analizziamo i fatti con il giusto distacco possiamo chiederci: “Ho davvero fatto qualcosa di male o sto solo mettendo al primo posto i miei bisogni”? Trasforma la colpa che giudica chi sei in responsabilità che sceglie ciò che vuoi.
Il processo richiede tempo e una costante pratica, inizialmente le altre persone potrebbero reagire con disorientamento o resistenza di fronte ai nuovi limiti ma l’obiettivo è quello di creare un equilibrio relazionale più sano.
Un “NO” detto agli altri è spesso un “SI” detto a sé stessi