UP STEP Consapevole a.p.s.
Per le tue richieste
  • Home
    • Consiglio Direttivo
    • Privacy e Policy
  • Blog
  • Credenziali UP STEP
  • Corsi
  • Counseling
  • Insieme
  • Foto
  • Iscrizione

'SPIRITUALITÀ PRATICA DI SAN FRANCESCO' di Simona Da Monte

17/6/2026

0 Comments

 
​LE BEATITUDINI EVANGELICHE NELLA VITA DI SAN FRANCESCO
San Francesco d’Assisi è vissuto nel Medioevo, tra la fine del XII e l’inizio del XIII secolo, precisamente tra il 1181 e il 1226, in un contesto storico di transizione, caratterizzato dalla nascita dei Comuni, dal fiorire dei mercanti e da una forte disuguaglianza sociale.
Francesco è stato molto influenzato dal messaggio delle Beatitudini e ha scelto di incarnarle radicalmente nella sua vita: voleva interpretarle in modo pratico ed esistenziale, vivendole e predicandole ogni giorno. Per San Francesco, le Beatitudini evangeliche rappresentavano uno stile di vita basato su povertà radicale, umiltà, amore per il creato, carità e perdono.
San Francesco d’Assisi ha rielaborato le Beatitudini evangeliche (Mt 5,3-12): nelle sue Ammonizioni, non desiderava scrivere un trattato teorico, ma declinarle in spiritualità pratica.
Nelle sue riflessioni, alcune beatitudini assumono un significato emblematico.
I pacifici: nelle Ammonizioni, Francesco scrive che «sono veramente pacifici coloro che, qualunque cosa subiscano in questo mondo, per amore del Signore nostro Gesù Cristo, conservano la pace nell’anima e nel corpo».
La povertà: assoluto fulcro del suo cammino. Per Francesco, farsi “poveri in spirito” non significa solo spogliarsi dei beni materiali, ma anche spogliarsi del proprio orgoglio, mettendo Dio al primo posto e considerandosi piccoli rispetto a tutti.
La perfetta letizia: quale sia la “perfetta letizia” ce lo racconta Francesco nel celebre racconto omonimo: «Quando noi giugneremo a Santa Maria degli Angeli, così bagnati per la piova e agghiacciati per lo freddo e infangati di loto e afflitti di fame, e picchieremo la porta del luogo, e ’l portinaio verrà adirato e dirà: “Chi siete voi?”, e noi diremo: “Noi siamo due de’ vostri frati”, e colui dirà: “Voi non dite vero, anzi siete due ribaldi, che andate ingannando il mondo e rubando le limosine de’ poveri; andate via”, e non ci aprirà, e faracci stare di fuori alla neve e all’acqua, col freddo e colla fame, infino alla notte, allora, se noi tante ingiurie e tanta crudeltà e tanti commiati sosterremo con pazienza e senza turbarci, pensando che noi dobbiamo amarle e sopportarle per amore di Cristo… Oh frate Leone, scrivi che in questo è perfetta letizia!».
Per San Francesco, dunque, la vera beatitudine e la gioia perfetta non stanno nei grandi miracoli, ma nell’affrontare con serenità e pazienza le umiliazioni, le offese e le difficoltà, riconoscendo che è proprio in queste prove che si segue l’esempio di Cristo.
I CAPISALDI DELLA REGOLA DI SAN FRANCESCO
Spiegare l’insegnamento di San Francesco significa tradurre la sua Regola in quattro capisaldi pratici: la minorità, cioè umiltà e servizio; la fraternità, cioè uguaglianza e accoglienza; la custodia del creato, cioè rispetto per la natura; e la povertà evangelica, cioè libertà dai beni materiali.
La minorità, ovvero essere gli ultimi per scelta, significa scegliere di non dominare sugli altri. Francesco voleva che i suoi frati fossero chiamati “minori”, ovvero servi della società, mettendosi all’ultimo posto. Oggi potremmo spiegarlo con la pratica dell’umiltà, mettendosi in ascolto del prossimo e rifiutando la logica del potere e della prevaricazione.
La fraternità, cioè sentirsi tutti parte della stessa famiglia, vuol dire riconoscere che tutti gli esseri umani sono figli dello stesso Padre e, quindi, fratelli. Oggi potremmo superare i pregiudizi, costruire ponti di dialogo e creare comunità inclusive basate sul rispetto reciproco.
La custodia del creato, cioè la natura come riflesso divino, emerge nel celebre Cantico delle Creature, dove gli elementi naturali sono chiamati fratello sole, sorella luna e madre terra. Il creato è sacro, vivo e va protetto. Questo è un tema molto attuale anche oggi: avere cura dell’ambiente, promuovere l’ecologia integrale e impegnarsi a vivere in armonia con il pianeta ci consente di realizzare la nostra vita superando il punto di vista antropocentrico e riconoscendoci parte del grande universo.
La povertà evangelica, cioè la libertà dalle cose, significa liberarsi dal superfluo per possedere ciò che conta davvero. Non si tratta solo di miseria, ma di spogliarsi dei beni materiali per riempirsi di spirito e carità. Nella nostra vita abbiamo la possibilità di imparare il distacco dalle cose materiali, di condividere ciò che abbiamo con chi è meno fortunato e di dare valore alle relazioni umane più che al possesso.
LA PREGHIERA PER SAN FRANCESCO
San Francesco considerava la contemplazione la forma di preghiera prediletta. Si trattava di un raccoglimento intimo e silenzioso vissuto in solitudine. Amava ritirarsi in luoghi isolati, come eremi o grotte, per entrare in dialogo profondo e diretto con Dio. La sua pratica si basava su due pilastri: la preghiera del cuore e la contemplazione della natura.
Esistono molti percorsi di meditazione e silenzio ispirati alla figura e agli insegnamenti di San Francesco d’Assisi; di seguito ripropongo una meditazione guidata, tra le tante che ho incontrato, che vuole essere un percorso di silenzio e riflessione per ritrovare la pace interiore.
Preparazione
Trova un luogo tranquillo, siediti comodamente e fai tre respiri profondi. Lascia fuori dalla stanza le preoccupazioni quotidiane e concentrati solo sul momento presente.
Ascolto della Parola
Medita sulle parole della celebre Preghiera semplice, attribuita al Santo. Ripeti interiormente questa invocazione, lasciando che ogni frase risuoni nel tuo cuore:
Signore, fa’ di me uno strumento della tua pace.
Dov’è odio, fa’ ch’io porti l’amore.
Dov’è offesa, ch’io porti il perdono.
Dov’è discordia, ch’io porti l’unione.
Riflessione nel silenzio
Chiudi gli occhi e focalizzati sul significato di questi versi. San Francesco non ci chiede di cambiare il mondo con la forza, ma di agire come un canale di armonia. Chiediti:
In quali situazioni posso essere io il primo a portare comprensione?
Riesco a lasciare andare un rancore o un’incomprensione per fare spazio all’amore?
Il dono della speranza
Continua la meditazione con la seconda parte della preghiera, portando luce nelle aree più oscure:
Dov’è dubbio, ch’io porti la fede.
Dov’è errore, ch’io porti la verità.
Dov’è disperazione, ch’io porti la speranza.
Dov’è tristezza, ch’io porti la gioia.
Contemplazione e conclusione
Immagina la natura incontaminata della Verna o la semplicità della Porziuncola. Sii consapevole del creato attorno a te e del valore di ogni piccolo gesto.
Concludi la tua meditazione ringraziando per il dono della vita e recitando la celebre supplica francescana:
«O alto e glorioso Dio, illumina le tenebre del cuore mio; dammi una fede retta, speranza certa, carità perfetta».
0 Comments



Leave a Reply.

Università Popolare S.T.E.P. Consapevole a.p.s.​
Via Cesare Battisti, 33 - 44121 Ferrara
Codice Fiscale: 93083770383 - Reg. Atti Pubblici di FE 17/01/2013 al N. 509 Sez. 3 e successive modificazioni il 18/07/2018 al N. 1938 Sez. 3
www.stepconsapevole.it
[email protected] - ​Cell. 328 7049684
Iban: IT67E0867371880000000018209