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'LO SENTO PROPRIO ORA. MA E’ LEGATO AL PRESENTE?' di Giada Ragone

16/3/2026

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Quando ricopro il ruolo di team leader è sempre una sfida creare feeling con i ragazzi: quei momenti di connessione umana potentissimi dove provo un senso di benessere, la presenza dell’altro o del team mi mette a mio agio e anche loro sono felici di trovarsi in mia compagnia.
La connessione si manifesta a passo diverso: con alcuni è istantanea, con altri c’è necessità di comprendere e abbracciare la loro visione del mondo molto differente dalla mia, con altri si manifesta a intermittenza.
Con una ragazza invece, non si è mai verificata. La cosa che mi ha scosso non è la sua resistenza o poca partecipazione nel creare le condizioni fertili, quanto il mio blocco. Non mi era mai capitato di non riuscire a creare MAI un singolo momento di connessione in una collaborazione di 3 anni.
Le nostre strade si sono divise e per diverso tempo, ho ripensato a quella ragazza in uno stato di profonda afflizione. “C’è qualcosa di più profondo”, mi diceva un’intuizione, ma appena quella vocina si faceva strada, cresceva la paura e allontanavo immediatamente la possibilità di approfondire.
In una visualizzazione guidata rivissi i momenti:
- in sua presenza mi si appiccicava immediatamente addosso un alone di frustrazione e tristezza e non riuscivo più a scollarlo, lo sentivo su di me, nell’aria e addosso a tutti i presenti nella stanza;
- quando mi vedeva lasciava passare qualche secondo, mi si avvicinava e mi vomitava addosso qualche lamentela di qualche genere su un collega, un cliente o un tema organizzativo facendomi sentire in difetto perché non avevo risolto o considerato il problema;
- tono arrogante, pretenzioso e irrispettoso;
- dopo averla ascoltata attivamente prendevo la parola e se le mie parole non erano nell’ordine “hai ragione risolvo il problema” interrompeva la conversazione rispondendomi “tu non mi capisci”, girava le spalle e se ne andava;
- perenne stato di vittimismo ed ogni manovra che tentassi produceva risultati positivi della durata di pochi giorni, e poi tutto tornava alle condizioni iniziali;
Dopo qualche mese diventò talmente insopportabile per me che evitavo di incontrarla da sola per evitare che mi succhiasse tutte queste energie, comunicazione essenziale solo quando richiesta da lei telefonicamente. Come risultato ottenni che ogni volta che ci incontravamo fisicamente a distanza di tempo era sempre peggio, lei era sempre più carica e io mi scaricavo sempre più rapidamente.
In un momento della visualizzazione vidi il volto di mia madre al posto di quello della ragazza.
Le emozioni che provavo erano reali e le provavo in quel momento, con quella ragazza li presente. Ma non erano legate al momento presente.
La volontà di migliorare il rapporto con mia madre è nata da questa consapevolezza, da un’eco del passato.
Alla prossima sfida che toccherà le stesse corde mi domanderò: “Quello che sento è legato al presente o è l’eco del mio passato”?

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