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'Io, la Peugiottina e 1000 chilometri di coraggio' di Caterina Lazzarin

16/10/2025

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Osservando con gli occhi di oggi il mio passato, mi rendo conto di quanto impegnativo sia stato affrontare ciò che sto per raccontarvi.
Il mio obiettivo: raggiungere la Puglia in macchina con la mia Enfant Terrible.
La mia paura: percorrere 1000 chilometri da sola.
Per molti, il 2020 ha rappresentato uno spartiacque. Lavorativamente è stato un periodo difficile per ricominciare; a livello familiare, troppi lutti in poco tempo.
Sentivo il bisogno di uscire dalla mia città. In fondo avevo sempre viaggiato, fatto esperienze, e davanti a me si apriva la possibilità di conoscere un pezzetto d’Italia che ancora non avevo visto.
Fu l’invito di una conoscente a far crescere in me il desiderio di partire. Mi disse:
“Cate, vieni in Puglia, ti ospito io. La casa è a venti passi dal mare, puoi restare quanto vuoi.”
Nella mia mente si accese un immaginario: il sole, il caldo sulla pelle, il cielo azzurro, i panzerotti, la pizza, il profumo degli agrumi in fiore... e poi la curiosità di scoprire se esistevano distillatori di piante officinali  indipendenti da cui poter imparare.
La motivazione era forte, direi irresistibile, e poi quando mi sarebbe ricapitata un’occasione così!
Decisi di partire, anche se dovevo fare i conti con il fatto che non avevo mai guidato così a lungo da sola: 1000 chilometri, da Padova a Manduria, giù fino al tacco d’Italia. Era febbraio. Al Nord le nebbie e il freddo, al Sud il sole e la temperatura più mite.
Le emozioni che passavano dentro di me erano contrastanti, che bello un tempo indefinito al Sud, e subito dopo , ma sei sicura che ce la fai a guidare da sola per tutta quella strada?
 
Significava affrontare diverse difficoltà: restare sveglia per molte ore alla guida, perché l’idea era fare il viaggio tutto d’un fiato. Non amo guidare di sera, e il momento del crepuscolo — quel passaggio dal giorno alla notte, con il cambio di luce — mi risulta sempre un po’ faticoso.
E poi, la mia Peugiottina ce l’avrebbe fatta a percorrere tutta quella strada?
Se si fosse rotta, cosa avrei fatto? Se mi fossi fermata col buio, come mi sarei comportata?
Troppe domande che mi mettevano in difficoltà.
Avevo sempre viaggiato in compagnia, e trovare risposte a questi dubbi, da sola, era più complicato.
Così, mentre meditavo su come organizzarmi — quante tappe fare, come gestire il cibo — cercavo soluzioni.
Eppure, mi dicevo: Infondo devi solo attraversare l’Italia… mica andare in Alaska!
Da viaggiatrice, questa situazione mi metteva comunque in crisi: e se non ce l’avessi fatta?
Ma quando la motivazione è più grande della paura, si trovano le soluzioni.
Idea! E se invece di fare il viaggio tutto d’un fiato lo avessi spezzato?
Già questa idea mi fece sentire meglio.
Mi misi quindi alla ricerca di un posto dove poter dormire, magari a metà strada.
In quel periodo molti alberghi e B&B erano chiusi, e per accedere ad alcuni chiedevano le credenziali. Così scoprii un mondo nuovo: piattaforme dove persone comuni offrivano un letto o un divano ai viaggiatori di passaggio.
La ricerca fu fruttuosa: trovai diverse persone disponibili a ospitarmi, tanto che avevo l’imbarazzo della scelta.
Mi imposi alcune regole: niente case di uomini soli; doveva essere a metà strada; dovevo poter cucinare per la cena e prepararmi la colazione.
Alla fine trovai una signora. E vi assicuro che lei sola meriterebbe un racconto a parte.
La vita, se sai lasciarla fluire, sa dove condurti — senza troppe pippe mentali.
Ma siamo esseri pensanti, e nella nostra mente galoppano molti cavalli imbizzarriti.
Quando trovai la soluzione, mi sentii più serena, anche se non nego che quei cavalli ripresero a correre, sollevando altre domande:
“Sarò capace di trovare la casa? Mi ospiterà davvero? Sarà accogliente? In febbraio farà abbastanza caldo? Mi porto il sacco a pelo pesante?”
A un certo punto mi dissi: basta pensieri negativi, solo pensieri positivi.
Così mi concentrai sulla preparazione dei bagagli e la registrazione dal meccanico dell’auto.
Quanto sarei rimasta in Puglia? Una settimana, un mese? Non importava.
La mia sfida era arrivare a Manduria.
Al resto avrei pensato dopo.
Lasciai la Pianura Padana nella nebbia, con il cielo grigio e l’umidità nell’aria.
Il viaggio fu emozionante. L’Italia è bellissima: la costa adriatica mi accompagnò per buona parte del tragitto, e la vista del Gran Sasso con la neve sulla cima mi riempì di emozioni.
Riuscii a trovare la casa della signora: era calda e accogliente. Tutto andò oltre le mie aspettative.
E in Puglia mi accolse un sole splendido.
La Peugiottina fu un vero bolide.
…alla fine, in Puglia ci ho vissuto tre anni.
E quella strada, l’ho fatta tante volte, tutta d’un fiato.
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