Non stavo cercando il coaching.
A dire il vero, non sapevo nemmeno esattamente cosa fosse. Pensavo fosse qualcosa di lontano da me, una pratica per manager o sportivi, o l’ennesimo metodo motivazionale del momento.
E invece, con il tempo, ho scoperto che era molto di più e soprattutto, che parlava proprio a me.
Come mi sono avvicinata al coaching
Fin da sempre ho avuto una naturale propensione ad aiutare gli altri.
Sono quella persona a cui gli amici raccontano i loro problemi, che sa ascoltare, che cerca di trovare le parole giuste quando servono. Mi è sempre venuto spontaneo.
In particolare La psicologia in generale mi ha sempre affascinata — il modo in cui la mente umana funziona, le emozioni, le relazioni, i comportamenti — ma la mia strada di studi è stata tutt’altra.
Infatti, avevo scelto un percorso di studi turistici: amavo viaggiare e sognavo di trasformare quella passione in un lavoro. Ero convinta che quella fosse la mia strada, il modo perfetto per unire curiosità, scoperta e contatto con le persone.
Per un periodo lo è stato davvero. Ma, con il tempo, ho iniziato a sentire che mancava qualcosa: quella dimensione più profonda di ascolto, di connessione, di crescita interiore che da sempre mi apparteneva.
Per anni ho pensato che quella parte di me quella che si emozionava ascoltando gli altri e cercava di capirli sarebbe rimasta solo una passione.
Poi, quasi per caso, ho incontrato il coaching.
Un giorno un’amica mi raccontò la sua esperienza con una coach. Mi colpì il modo in cui ne parlava: non con entusiasmo superficiale, ma con serenità, come se avesse finalmente trovato un equilibrio.
Così mi sono informata, ho letto, ho partecipato a un incontro di presentazione… e qualcosa dentro di me si è accesa.
Alla ricerca di una formazione autentica
Più mi addentravo in questo mondo, più sentivo che dovevo saperne di più.
Non mi bastava leggere o ascoltare esperienze: volevo capire a fondo cos’è davvero il coaching, come funziona, quali strumenti utilizza e, soprattutto, quale percorso formativo serio ci fosse dietro.
Così ho iniziato a cercare scuole di coaching, o per lo meno corsi riconosciuti, che potessero offrirmi una base solida e professionale, ma ahimè in zona nessuna mi ispirava fiducia.
Ed è stato proprio in quel momento che il caso (o forse il destino) ha fatto la sua parte.
L’incontro che ha cambiato tutto
Un giorno, scorrendo Instagram, mi è apparso un post che parlava di un istituto che offriva un corso di coaching e counseling. Mi ha incuriosita, così ho deciso di approfondire.
Da lì sono stata subito messa in contatto con Lorenzo Manfredini, che fin dal primo momento si è mostrato gentile, disponibile e molto umano.
Da quella prima conversazione ho capito che avevo trovato il posto giusto.
Oggi sono felice di far parte di Up Step Consapevole: un ambiente accogliente, stimolante e autentico, dove ho conosciuto persone squisite, con cui mi sono sentita subito a mio agio anche seguendo a distanza.
È bello sentirsi parte di una realtà che non solo forma, ma accompagna, ascolta e valorizza.
Il coaching che non ti cambia, ma ti rivela
Quando ho iniziato il mio percorso, non cercavo una trasformazione radicale.
Cercavo chiarezza, direzione, autenticità.
E il coaching mi ha dato proprio questo: non una nuova “me”, ma la possibilità di tornare a sentirmi allineata con chi sono davvero.
Ho scoperto che non serve “avere un problema” per iniziare un percorso di coaching.
Serve solo il desiderio di conoscersi meglio, di ascoltarsi, di smettere di vivere in automatico.
Oggi so che il coaching è arrivato nel momento giusto, anche se allora non lo stavo cercando.
È diventato il ponte tra ciò che avevo studiato e ciò che avevo sempre sentito dentro di me.
Mi ha permesso di connettere logica e sensibilità, pensiero e intuizione, mente e cuore.
Il coaching che non cercavo si è rivelato proprio quello di cui avevo bisogno:
un modo per continuare ad aiutare gli altri ma partendo, finalmente, da me.
A dire il vero, non sapevo nemmeno esattamente cosa fosse. Pensavo fosse qualcosa di lontano da me, una pratica per manager o sportivi, o l’ennesimo metodo motivazionale del momento.
E invece, con il tempo, ho scoperto che era molto di più e soprattutto, che parlava proprio a me.
Come mi sono avvicinata al coaching
Fin da sempre ho avuto una naturale propensione ad aiutare gli altri.
Sono quella persona a cui gli amici raccontano i loro problemi, che sa ascoltare, che cerca di trovare le parole giuste quando servono. Mi è sempre venuto spontaneo.
In particolare La psicologia in generale mi ha sempre affascinata — il modo in cui la mente umana funziona, le emozioni, le relazioni, i comportamenti — ma la mia strada di studi è stata tutt’altra.
Infatti, avevo scelto un percorso di studi turistici: amavo viaggiare e sognavo di trasformare quella passione in un lavoro. Ero convinta che quella fosse la mia strada, il modo perfetto per unire curiosità, scoperta e contatto con le persone.
Per un periodo lo è stato davvero. Ma, con il tempo, ho iniziato a sentire che mancava qualcosa: quella dimensione più profonda di ascolto, di connessione, di crescita interiore che da sempre mi apparteneva.
Per anni ho pensato che quella parte di me quella che si emozionava ascoltando gli altri e cercava di capirli sarebbe rimasta solo una passione.
Poi, quasi per caso, ho incontrato il coaching.
Un giorno un’amica mi raccontò la sua esperienza con una coach. Mi colpì il modo in cui ne parlava: non con entusiasmo superficiale, ma con serenità, come se avesse finalmente trovato un equilibrio.
Così mi sono informata, ho letto, ho partecipato a un incontro di presentazione… e qualcosa dentro di me si è accesa.
Alla ricerca di una formazione autentica
Più mi addentravo in questo mondo, più sentivo che dovevo saperne di più.
Non mi bastava leggere o ascoltare esperienze: volevo capire a fondo cos’è davvero il coaching, come funziona, quali strumenti utilizza e, soprattutto, quale percorso formativo serio ci fosse dietro.
Così ho iniziato a cercare scuole di coaching, o per lo meno corsi riconosciuti, che potessero offrirmi una base solida e professionale, ma ahimè in zona nessuna mi ispirava fiducia.
Ed è stato proprio in quel momento che il caso (o forse il destino) ha fatto la sua parte.
L’incontro che ha cambiato tutto
Un giorno, scorrendo Instagram, mi è apparso un post che parlava di un istituto che offriva un corso di coaching e counseling. Mi ha incuriosita, così ho deciso di approfondire.
Da lì sono stata subito messa in contatto con Lorenzo Manfredini, che fin dal primo momento si è mostrato gentile, disponibile e molto umano.
Da quella prima conversazione ho capito che avevo trovato il posto giusto.
Oggi sono felice di far parte di Up Step Consapevole: un ambiente accogliente, stimolante e autentico, dove ho conosciuto persone squisite, con cui mi sono sentita subito a mio agio anche seguendo a distanza.
È bello sentirsi parte di una realtà che non solo forma, ma accompagna, ascolta e valorizza.
Il coaching che non ti cambia, ma ti rivela
Quando ho iniziato il mio percorso, non cercavo una trasformazione radicale.
Cercavo chiarezza, direzione, autenticità.
E il coaching mi ha dato proprio questo: non una nuova “me”, ma la possibilità di tornare a sentirmi allineata con chi sono davvero.
Ho scoperto che non serve “avere un problema” per iniziare un percorso di coaching.
Serve solo il desiderio di conoscersi meglio, di ascoltarsi, di smettere di vivere in automatico.
Oggi so che il coaching è arrivato nel momento giusto, anche se allora non lo stavo cercando.
È diventato il ponte tra ciò che avevo studiato e ciò che avevo sempre sentito dentro di me.
Mi ha permesso di connettere logica e sensibilità, pensiero e intuizione, mente e cuore.
Il coaching che non cercavo si è rivelato proprio quello di cui avevo bisogno:
un modo per continuare ad aiutare gli altri ma partendo, finalmente, da me.