Ci sono momenti della vita in cui facciamo tutto “nel modo giusto”.
Studiamo, lavoriamo, ci impegniamo, costruiamo.
Eppure, a un certo punto, qualcosa si inceppa.
Non perché manchi la motivazione, ma perché manca…. Il PERCHE’.
Non sempre è una crisi evidente. A volte è una stanchezza più profonda, che non si risolve riposando. E’ la sensazione di procedere senza una direzione che abbia davvero senso per noi.
Negli ultimi tempi mi sto rendendo conto di quanto sia importante avere un sogno. Un’immagine, una visione, qualcosa che accenda il desiderio.
Ma ancora più a monte di questo, sento quanto sia vitale avere uno SCOPO. Meglio forse sarebbe dire quanto importante sia andare a ri-scoprire il proprio scopo, la propria missione in questo mondo, quel “perché” che non cambia ad ogni stagione della vita e che diventa la base della motivazione.
E’ in questo spazio che ho incontrato il concetto di IKIGAI.
All’inizio, come spesso accade, l’ho visto rappresentato come un diagramma: 4 cerchi che rappresentano ciò che ami, ciò in cui sei brava/o, ciò di cui il mondo ha bisogno, ciò per cui puoi essere ricompensata/o.
Uno schema chiaro, ordinato, rassicurante. Eppure, per me, non ancora sufficiente.
Con il tempo ho capito che l’ikigai non è né il sogno né lo scopo, ma qualcosa che sta a metà trada tra i due.
E’ il punto in cui ciò che da senso alla nostra esistenza incontra la possibilità concreta di esprimerlo nel mondo.
Nella cultura giapponese, infatti, l’ikigai non è un grande obiettivo da raggiungere una volta per tutte.
E’ qualcosa di quotidiano, spesso semplice, che dà continuità alla vita.
E’ ciò che ci fa alzare al mattino non per dovere, ma per coerenza interiore.
Ho smesso allora di chiedermi “qual è il mio ikigai?” e ho iniziato a chiedermi invece “qual è lo scopo che muove le mie scelte?”, “e come posso declinarlo, oggi, in piccoli sogni possibili?”.
Forse l’ikigai non è una risposta definitiva. E’ piuttosto un processo vivo, che cambia forma ma non direzione. Un ponte tra ciò che ci fa sognare e ciò che ci permette di restare fedeli a noi stessi nel tempo.
E forse è proprio questo che ci sostiene davvero: non inseguire un sogno qualsiasi, ma riconoscere uno scopo abbastanza profondo da generare molti sogni, e abbastanza vero da poterli abitare.
E voi lo avete un sogno? E da cosa nasce?
Buon ikigai a tutti
Studiamo, lavoriamo, ci impegniamo, costruiamo.
Eppure, a un certo punto, qualcosa si inceppa.
Non perché manchi la motivazione, ma perché manca…. Il PERCHE’.
Non sempre è una crisi evidente. A volte è una stanchezza più profonda, che non si risolve riposando. E’ la sensazione di procedere senza una direzione che abbia davvero senso per noi.
Negli ultimi tempi mi sto rendendo conto di quanto sia importante avere un sogno. Un’immagine, una visione, qualcosa che accenda il desiderio.
Ma ancora più a monte di questo, sento quanto sia vitale avere uno SCOPO. Meglio forse sarebbe dire quanto importante sia andare a ri-scoprire il proprio scopo, la propria missione in questo mondo, quel “perché” che non cambia ad ogni stagione della vita e che diventa la base della motivazione.
E’ in questo spazio che ho incontrato il concetto di IKIGAI.
All’inizio, come spesso accade, l’ho visto rappresentato come un diagramma: 4 cerchi che rappresentano ciò che ami, ciò in cui sei brava/o, ciò di cui il mondo ha bisogno, ciò per cui puoi essere ricompensata/o.
Uno schema chiaro, ordinato, rassicurante. Eppure, per me, non ancora sufficiente.
Con il tempo ho capito che l’ikigai non è né il sogno né lo scopo, ma qualcosa che sta a metà trada tra i due.
E’ il punto in cui ciò che da senso alla nostra esistenza incontra la possibilità concreta di esprimerlo nel mondo.
Nella cultura giapponese, infatti, l’ikigai non è un grande obiettivo da raggiungere una volta per tutte.
E’ qualcosa di quotidiano, spesso semplice, che dà continuità alla vita.
E’ ciò che ci fa alzare al mattino non per dovere, ma per coerenza interiore.
Ho smesso allora di chiedermi “qual è il mio ikigai?” e ho iniziato a chiedermi invece “qual è lo scopo che muove le mie scelte?”, “e come posso declinarlo, oggi, in piccoli sogni possibili?”.
Forse l’ikigai non è una risposta definitiva. E’ piuttosto un processo vivo, che cambia forma ma non direzione. Un ponte tra ciò che ci fa sognare e ciò che ci permette di restare fedeli a noi stessi nel tempo.
E forse è proprio questo che ci sostiene davvero: non inseguire un sogno qualsiasi, ma riconoscere uno scopo abbastanza profondo da generare molti sogni, e abbastanza vero da poterli abitare.
E voi lo avete un sogno? E da cosa nasce?
Buon ikigai a tutti