“Dimmi come ti vesti e ti dirò chi sei.”
Significa che il tuo modo di vestire comunica la tua personalità, i tuoi stati d’animo, i tuoi valori e il tuo stato sociale.
Ma siamo davvero vestiti come vogliamo?
Ci presentiamo davvero agli altri con outfit che rispecchiano la nostra personalità?
A me questo coraggio manca. A Domenica no.
A lei ho fatto i complimenti per come riesce a esprimersi scegliendo con cura cosa indossare.
Ed io?
Perché non mi vesto come vorrei?
Dove sono finiti i colori che mi tenevano compagnia per ore mentre disegnavo da bambina?
Perché ora scelgo il nero?
Perché il mio armadio sembra adatto solo a partecipare ai funerali?
Oltretutto, nemmeno ai funerali ci si veste più solo di nero. Ognuno esprime il lutto come crede.
Poi ho pensato: ho vestito la moglie, la figlia unica, la mamma che andava a scuola a parlare con i docenti, che faceva relazioni agli assistenti sociali, che cantava nel coro della chiesa…
Ed io?
Stamattina ho aperto il mio armadio e mi sono intristita. Era quasi angoscia. Un senso di costrizione mi faceva muovere con nervosismo davanti allo specchio.
Non è più il mio guardaroba. Non sono più quella lì, tutta nera. Vorrei essere me stessa.
Chi sono?
Sono quella che ama gli orsetti appesi alla borsa, le calze con i cuori, i cappelli divertenti, il rosa, l’azzurro, il verde e il bianco.
Le scarpe enormi, gli animaletti sulle t-shirt, le scritte, i pizzi, le trasparenze… tutto, tutto.
Mi perdonino Giorgio Armani (una preghiera per lui), Biki (una preghiera anche per lei), Mariella Burani e tutti i grandi maestri dei meravigliosi anni ’80, che mi vedevano ammirare le vetrine dei ricchi negozi di Via Montenapoleone, a Milano, dove lavoravo.
Loro dettavano legge e con i “non colori” mettevano coperchi sugli animi irrequieti.
Io sto con Fiorucci. Con Elio, creatore del brand e del progetto “Love Therapy”, che era già qui, nel futuro, quando gli altri suoi colleghi erano ancora là.
Spazio quindi a Domenica, col suo dress code.
E grazie per la luce che mi ha regalato, accompagnandomi in nuove riflessioni: leggere, ma anche esplorative e degne di essere ascoltate.
Significa che il tuo modo di vestire comunica la tua personalità, i tuoi stati d’animo, i tuoi valori e il tuo stato sociale.
Ma siamo davvero vestiti come vogliamo?
Ci presentiamo davvero agli altri con outfit che rispecchiano la nostra personalità?
A me questo coraggio manca. A Domenica no.
A lei ho fatto i complimenti per come riesce a esprimersi scegliendo con cura cosa indossare.
Ed io?
Perché non mi vesto come vorrei?
Dove sono finiti i colori che mi tenevano compagnia per ore mentre disegnavo da bambina?
Perché ora scelgo il nero?
Perché il mio armadio sembra adatto solo a partecipare ai funerali?
Oltretutto, nemmeno ai funerali ci si veste più solo di nero. Ognuno esprime il lutto come crede.
Poi ho pensato: ho vestito la moglie, la figlia unica, la mamma che andava a scuola a parlare con i docenti, che faceva relazioni agli assistenti sociali, che cantava nel coro della chiesa…
Ed io?
Stamattina ho aperto il mio armadio e mi sono intristita. Era quasi angoscia. Un senso di costrizione mi faceva muovere con nervosismo davanti allo specchio.
Non è più il mio guardaroba. Non sono più quella lì, tutta nera. Vorrei essere me stessa.
Chi sono?
Sono quella che ama gli orsetti appesi alla borsa, le calze con i cuori, i cappelli divertenti, il rosa, l’azzurro, il verde e il bianco.
Le scarpe enormi, gli animaletti sulle t-shirt, le scritte, i pizzi, le trasparenze… tutto, tutto.
Mi perdonino Giorgio Armani (una preghiera per lui), Biki (una preghiera anche per lei), Mariella Burani e tutti i grandi maestri dei meravigliosi anni ’80, che mi vedevano ammirare le vetrine dei ricchi negozi di Via Montenapoleone, a Milano, dove lavoravo.
Loro dettavano legge e con i “non colori” mettevano coperchi sugli animi irrequieti.
Io sto con Fiorucci. Con Elio, creatore del brand e del progetto “Love Therapy”, che era già qui, nel futuro, quando gli altri suoi colleghi erano ancora là.
Spazio quindi a Domenica, col suo dress code.
E grazie per la luce che mi ha regalato, accompagnandomi in nuove riflessioni: leggere, ma anche esplorative e degne di essere ascoltate.