Durante una chiacchierata con un amico, in merito ai sogni, gli domandai che significato dava al desiderio.
Il mio amico, dopo un momento di silenziosa riflessione, mi disse che per lui il desiderio era associato a un racconto inerente a un’antica interpretazione legata al latino de-sidera, cioè “mancanza delle stelle” o “attesa delle stelle”. Il racconto era quello di Giulio Cesare nel De bello Gallico.
I desiderantes erano soldati che, di notte, attendevano sotto le stelle il rientro degli altri compagni, i commilitoni, dai campi di battaglia, senza sapere se fossero ancora in vita. Nel De bello Gallico, Giulio Cesare descrive la figura dei desiderantes come strettamente legata all’etimologia della parola “desiderio”, ovvero il sostare sotto il cielo, a osservare le stelle, in un atteggiamento di attesa.
Mi ha affascinato molto il racconto in cui il desiderio è considerato come qualcosa che nasce da una mancanza, da ciò che non abbiamo ancora raggiunto ma che continuiamo a cercare con lo sguardo rivolto verso l’orizzonte. C’è una profonda analogia tra il desiderare e l’attendere: entrambi custodiscono una speranza, un sogno, una possibilità. Forse è proprio nell’attesa che il desiderio trova la sua forma più autentica.
Ho allora pensato a un’applicazione nel coaching e nel counseling, in cui il “desiderare” rappresenta il passaggio chiave che sposta il focus dal problema attuale allo stato desiderato, inteso come futuro obiettivo.
Nel coaching, il desiderio rappresenta il punto di partenza del cambiamento, in quanto il coach aiuta la persona a trasformare ciò che desidera in obiettivi concreti, misurabili e raggiungibili, secondo il metodo SMART, e in azioni efficaci.
Nel counseling, il desiderio viene esplorato in modo più profondo, andando a ricercare, ad esempio, le paure o i conflitti che ne ostacolano la realizzazione, oppure i valori che lo sostengono, aiutando la persona a superare i momenti di blocco decisionale o di crisi evolutiva.
Nel De bello Gallico, Giulio Cesare mostra come un forte desiderio di raggiungere determinati obiettivi possa guidare strategie, decisioni e azioni. Allo stesso modo, nel coaching e nel counseling, il desiderio è considerato una forza propulsiva che orienta la persona verso il cambiamento, la crescita e la realizzazione di sé, attraverso una maggiore consapevolezza e una pianificazione efficace delle proprie risorse.
Il mio amico, dopo un momento di silenziosa riflessione, mi disse che per lui il desiderio era associato a un racconto inerente a un’antica interpretazione legata al latino de-sidera, cioè “mancanza delle stelle” o “attesa delle stelle”. Il racconto era quello di Giulio Cesare nel De bello Gallico.
I desiderantes erano soldati che, di notte, attendevano sotto le stelle il rientro degli altri compagni, i commilitoni, dai campi di battaglia, senza sapere se fossero ancora in vita. Nel De bello Gallico, Giulio Cesare descrive la figura dei desiderantes come strettamente legata all’etimologia della parola “desiderio”, ovvero il sostare sotto il cielo, a osservare le stelle, in un atteggiamento di attesa.
Mi ha affascinato molto il racconto in cui il desiderio è considerato come qualcosa che nasce da una mancanza, da ciò che non abbiamo ancora raggiunto ma che continuiamo a cercare con lo sguardo rivolto verso l’orizzonte. C’è una profonda analogia tra il desiderare e l’attendere: entrambi custodiscono una speranza, un sogno, una possibilità. Forse è proprio nell’attesa che il desiderio trova la sua forma più autentica.
Ho allora pensato a un’applicazione nel coaching e nel counseling, in cui il “desiderare” rappresenta il passaggio chiave che sposta il focus dal problema attuale allo stato desiderato, inteso come futuro obiettivo.
Nel coaching, il desiderio rappresenta il punto di partenza del cambiamento, in quanto il coach aiuta la persona a trasformare ciò che desidera in obiettivi concreti, misurabili e raggiungibili, secondo il metodo SMART, e in azioni efficaci.
Nel counseling, il desiderio viene esplorato in modo più profondo, andando a ricercare, ad esempio, le paure o i conflitti che ne ostacolano la realizzazione, oppure i valori che lo sostengono, aiutando la persona a superare i momenti di blocco decisionale o di crisi evolutiva.
Nel De bello Gallico, Giulio Cesare mostra come un forte desiderio di raggiungere determinati obiettivi possa guidare strategie, decisioni e azioni. Allo stesso modo, nel coaching e nel counseling, il desiderio è considerato una forza propulsiva che orienta la persona verso il cambiamento, la crescita e la realizzazione di sé, attraverso una maggiore consapevolezza e una pianificazione efficace delle proprie risorse.