Negli ultimi anni ho iniziato ad apprezzare lo stare da sola con me stessa e il silenzio: entrambe situazioni che cerco di creare il più possibile, con l’idea di entrare in contatto con la mia parte più autentica ma mi sono accorta di quanto il silenzio sia difficile da raggiungere, c’è una parte di me che fatica a staccare la spina…la Mente con i suoi infiniti pensieri e dialoghi.
Secondo la tradizione Tolteca trasmessa da Don Juan a Castaneda ci sono delle entità chiamate Voladores che hanno instillato nella nostra mente la loro stessa mente, fatta di sistemi di credenze, abitudini, consuetudini sociali, e sono loro a definire le nostre paure, le nostre speranze, sono loro ad alimentare in continuazione il nostro Ego. Benchè questa visione possa apparire bizzarra, mi ha da sempre affascinato perché il più delle volte non mi sento padrona di me stessa, dei miei pensieri, come se questi accadessero senza il mio consenso e volontà. È così che mentre cammino nel bosco mi ritrovo a sentire una canzone che viene cantata nella mia testa e allora mi fermo, la osservo e si placa ma poi, riparto a camminare, e la musica si riavvia. In certi momenti rido di questo ma altre volte la canzone si trasforma in pensiero limitante e autodistruttivo, corre veloce, è in grado di creare immagini di possibili scenari, di cui io sono la protagonista, spesso nel ruolo di vittima. Accade tutto in pochi attimi e mi ritrovo in un vortice energivoro che mi trascina verso il basso, dove è difficile trovare soluzioni e la parte creativa è spenta, assente.
Come fare quindi a uscire da questi loop mentali?
Credo che il primo passo sia Essere Coscienti che questi esistono e hanno delle caratteristiche precise: si sente spesso dire “La Mente mente” ed è proprio così. Lo fa ogni volta che giudica (sé stessa o gli altri), che ha paura, che dubita, quando genera pensieri limitanti e svalutanti: quello che accomuna tutte queste situazioni è che si ha una riduzione dell’energia, della capacità di concentrazione e attenzione, si vedono solo i problemi ma non le soluzioni. È come se il nostro Essere fosse frammentato in tante personalità, ognuna delle quali trova il suo momento per entrare in scena e farla da padrona su tutte le altre.
In secondo luogo è fondamentale ascoltare le voci senza però identificarsi con esse, come se in noi ci fosse un Osservatore esterno che assiste curioso allo spettacolo: allora si potrà vedere emergere il Critico interiore che non è mai soddisfatto di quello che facciamo o il Bambino ferito che ha paura e dubita nel fare dei passi, o ancora il Ribelle che vorrebbe sovvertire tutti i sistemi o il Protettore che predilige la via conservativa, senza rischio alcuno.
A questo punto, una volta individuati i protagonisti, li si può far dialogare tra loro, in modo costruttivo, andando a scoprire qual è il bisogno nascosto dietro ognuno di essi, facilitando così l’integrazione e l’armonizzazione delle parti.
Che ruolo ha il Counselor in tutto questo? Può facilitare il processo che dalla confusione porta alla chiarezza: si avvale di tecniche che aiutano la persona a riconoscere gli “attori” che stanno partecipando allo “Spettacolo Interiore”, a osservarli e armonizzarli. Ascolta senza correggere, lasciando all’altro la possibilità di comprendere da solo dov’è il blocco, diventando così finalmente Regista e non più marionetta della sua stessa storia.
Secondo la tradizione Tolteca trasmessa da Don Juan a Castaneda ci sono delle entità chiamate Voladores che hanno instillato nella nostra mente la loro stessa mente, fatta di sistemi di credenze, abitudini, consuetudini sociali, e sono loro a definire le nostre paure, le nostre speranze, sono loro ad alimentare in continuazione il nostro Ego. Benchè questa visione possa apparire bizzarra, mi ha da sempre affascinato perché il più delle volte non mi sento padrona di me stessa, dei miei pensieri, come se questi accadessero senza il mio consenso e volontà. È così che mentre cammino nel bosco mi ritrovo a sentire una canzone che viene cantata nella mia testa e allora mi fermo, la osservo e si placa ma poi, riparto a camminare, e la musica si riavvia. In certi momenti rido di questo ma altre volte la canzone si trasforma in pensiero limitante e autodistruttivo, corre veloce, è in grado di creare immagini di possibili scenari, di cui io sono la protagonista, spesso nel ruolo di vittima. Accade tutto in pochi attimi e mi ritrovo in un vortice energivoro che mi trascina verso il basso, dove è difficile trovare soluzioni e la parte creativa è spenta, assente.
Come fare quindi a uscire da questi loop mentali?
Credo che il primo passo sia Essere Coscienti che questi esistono e hanno delle caratteristiche precise: si sente spesso dire “La Mente mente” ed è proprio così. Lo fa ogni volta che giudica (sé stessa o gli altri), che ha paura, che dubita, quando genera pensieri limitanti e svalutanti: quello che accomuna tutte queste situazioni è che si ha una riduzione dell’energia, della capacità di concentrazione e attenzione, si vedono solo i problemi ma non le soluzioni. È come se il nostro Essere fosse frammentato in tante personalità, ognuna delle quali trova il suo momento per entrare in scena e farla da padrona su tutte le altre.
In secondo luogo è fondamentale ascoltare le voci senza però identificarsi con esse, come se in noi ci fosse un Osservatore esterno che assiste curioso allo spettacolo: allora si potrà vedere emergere il Critico interiore che non è mai soddisfatto di quello che facciamo o il Bambino ferito che ha paura e dubita nel fare dei passi, o ancora il Ribelle che vorrebbe sovvertire tutti i sistemi o il Protettore che predilige la via conservativa, senza rischio alcuno.
A questo punto, una volta individuati i protagonisti, li si può far dialogare tra loro, in modo costruttivo, andando a scoprire qual è il bisogno nascosto dietro ognuno di essi, facilitando così l’integrazione e l’armonizzazione delle parti.
Che ruolo ha il Counselor in tutto questo? Può facilitare il processo che dalla confusione porta alla chiarezza: si avvale di tecniche che aiutano la persona a riconoscere gli “attori” che stanno partecipando allo “Spettacolo Interiore”, a osservarli e armonizzarli. Ascolta senza correggere, lasciando all’altro la possibilità di comprendere da solo dov’è il blocco, diventando così finalmente Regista e non più marionetta della sua stessa storia.