Siamo qui. In un’aula. In un rito. In un inizio.
Il primo giorno di Master non è solo un’aula piena. È una stanza simbolica.
Un inizio che si attraversa insieme, con la voglia di imparare e il terrore segreto di non sapere da dove cominciare.
E mentre fuori il mondo scorre veloce, dentro ognuno di noi si affaccia una domanda antica:
“Chi sarò alla fine di questo viaggio?
Ma soprattutto… Chi sono oggi, davvero, qui?”
Insieme ai giganti (e alle nostre vocine)
Ci sono i grandi nomi, le teorie, i premi Nobel. Ma anche i premi IgNobel: quelli che nessuno premia, ma che ci insegnano tutto.
– La volta in cui siamo andati dallo psicologo per avere una conferma di una decisione già presa.
– Quel giorno in cui abbiamo perso la bici e l’abbiamo cercata ovunque, ma era già andata.
– Quella sensazione assurda di cercare il colpevole per una targhetta staccata dal campanello.
Come se ogni passante avesse una chiave, un’indicazione, un pezzo della nostra storia rubata.
Sono meccanismi piccoli, ma potentissimi. Perché ci parlano di noi.
E questo Master è anche questo: guardare quei movimenti minimi, quelle piccolezze che sono grandezze travestite da ossessioni.
E poi ci siamo noi, i camminanti.
C'è chi fa il primo passo. E lo fa davvero. Non perché sa dove andrà, ma perché ha smesso di restare fermo nell’attesa di capirsi tutto.
Qui, in questo cammino condiviso, non siamo solo studenti. Siamo cercatori di bussole,
esploratori di una leadership viva, non quella da palco… ma quella che ascolta, sbaglia, ride e resta.
In conclusione: sì, siamo noi. Anche senza bici.
Siamo qui con le domande addosso, con i giudizi appesi ai pensieri, con la voglia di imparare non solo concetti, ma a starci meglio dentro.
Questo Master non sarà solo una tappa. Sarà un modo per ritrovare la bici mentre camminiamo. O forse per smettere di cercarla… e godersi la strada a piedi, insieme.
Domanda-utile per oggi:
“Che parte di me è rimasta incastrata in una storia passata, e oggi vorrebbe solo essere vista, capita… e magari anche portata a lezione?”
Con i freni mollati e il cuore acceso, un compagno di viaggio con la catena un po’ arrugginita, ma con tanta strada dentro.