Quando si aiuta si usa la propria forza ( interiore o no ) per aiutare chi ne ha meno creando un rapporto in cui uno sta sopra e l’altro sotto ( disparità che viene percepita dalla persona aiutata) .
A volte, senza accorgercene e soprattutto senza volerlo, togliamo piuttosto che dare mettendo in difficoltà il senso di autostima e di valore della persona.
Quando aiutiamo non dovremmo farlo con la nostra “forza” bensì con noi stessi, le nostre esperienze, le nostre ferite ed i nostri limiti ( la nostra interezza ) . Volendo riassumere , aiutare significa creare un debito: quando si aiuta una persona, quest’ultima si sentirà debitrice.
Il servizio, invece, è reciproco. Nell’aiuto proviamo una sensazione di soddisfazione, nel servizio un sentimento di gratitudine. Quando vediamo l’altra persona nella sua interezza come facciamo con noi stessi arriviamo a capire che la sofferenza dell’altro è anche la nostra, così come la sua gioia. Allora la spinta al servizio nascerà con naturalezza e semplicità.
Stare vicino a chi soffre ci risveglia e apre i nostri cuori e le nostre menti; ci apre all’esperienza dell’unità. Spesso però rimaniamo intrappolati nei nostri ruoli abituali e nelle idee o preconcetti che ci tengono separati gli uni dagli altri isolandoci così da ciò che veramente servirebbe e ispirerebbe il nostro lavoro. Per essere persone che “guariscono” dobbiamo essere disposti ad esplorare la nostra sofferenza che costituisce un ponte con le persone che stiamo servendo.
Buon servizio a tutti.
A volte, senza accorgercene e soprattutto senza volerlo, togliamo piuttosto che dare mettendo in difficoltà il senso di autostima e di valore della persona.
Quando aiutiamo non dovremmo farlo con la nostra “forza” bensì con noi stessi, le nostre esperienze, le nostre ferite ed i nostri limiti ( la nostra interezza ) . Volendo riassumere , aiutare significa creare un debito: quando si aiuta una persona, quest’ultima si sentirà debitrice.
Il servizio, invece, è reciproco. Nell’aiuto proviamo una sensazione di soddisfazione, nel servizio un sentimento di gratitudine. Quando vediamo l’altra persona nella sua interezza come facciamo con noi stessi arriviamo a capire che la sofferenza dell’altro è anche la nostra, così come la sua gioia. Allora la spinta al servizio nascerà con naturalezza e semplicità.
Stare vicino a chi soffre ci risveglia e apre i nostri cuori e le nostre menti; ci apre all’esperienza dell’unità. Spesso però rimaniamo intrappolati nei nostri ruoli abituali e nelle idee o preconcetti che ci tengono separati gli uni dagli altri isolandoci così da ciò che veramente servirebbe e ispirerebbe il nostro lavoro. Per essere persone che “guariscono” dobbiamo essere disposti ad esplorare la nostra sofferenza che costituisce un ponte con le persone che stiamo servendo.
Buon servizio a tutti.